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L’emergenza infrastrutturale è priorità

di Antonio Ciucci Vice Presidente Acer per le OO.PP

Partiamo da un presupposto, penso innegabile: per troppo tempo ci siamo dimenticati in questa città di investire le giuste risorse nelle infrastrutture e soprattutto di programmare le opere sulle reali necessità di sviluppo del tessuto urbano.
Questo dato incontrovertibile ha portato la nostra Città ad avere un gap immenso rispetto alle altre capitali di Europa, in termini di dotazioni infrastrutturali e manutenzione urbana in genere, ormai evidente a tutti. E purtroppo lo stato della
città è lo specchio anche del nostro settore, fiaccato da ormai quasi un decennio di crisi che ha portato alla decimazione delle aziende attive (5 mila imprese chiuse nella nostra Regione nell’ultimo quinquennio) e alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.
Bisogna quindi assolutamente ripartire pensando alle reali necessità della città in termini infrastrutturali, dalla manutenzione del patrimonio stradale alle nuove e necessarie opere con la convinzione che gli investimenti in infrastrutture debbano essere il primo ingranaggio di quel meccanismo anticongiunturale che vogliamo tutti mettere in moto per risollevare la nostra città e riportarla al ruolo e all’ importanza che merita e per rianimare un settore, quello dell’industria delle costruzioni, trainante da sempre per l’economia dell’intera Regione. D’altronde gli investimenti in infrastrutture e manutenzione urbana insieme ai processi urbanistici di rigenerazione sono la base per rendere attrattiva la città agli investimenti e al turismo.
Evidentemente per raggiungere l’obiettivo i problemi da affrontare sono molti; il primo, maggiore, è quello delle risorse, poi quello delle procedure ma soprattutto dei tempi di queste ultime.

In tema di risorse il Tavolo promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico è un primo importantissimo passo, nel senso di stabilire che il tema della Capitale è un problema di tutto il Paese. È assolutamente prioritario il rafforzamento normativo della legge Roma Capitale per dotare dei giusti poteri e delle necessarie risorse l’Amministrazione, come peraltro avviene in tutte le altre Capitali d’Europa. Non è più
possibile che una città come Roma venga amministrata con organi e procedure uguali a quelli di un piccolo Comune.
L’emergenza infrastrutturale penso sia però prioritaria e soprattutto non possa aspettare le sopra auspicate e necessarie modifiche normative. Spero quindi che all’interno del Tavolo istituzionale promosso ci sia il giusto spazio per poter affrontare, con tutti i soggetti coinvolti, pubblici e privati, le esigenze e le relative risorse in maniera unitaria e finalizzata.
Pensiamo ad esempio al problema forse più annoso, quello della manutenzione stradale, le ormai famigerate “buche” romane: come possiamo pensare di affrontarlo compiutamente se non insieme alle società di servizi che “utilizzano” quotidianamente il patrimonio stradale per manutenere e implementare le reti di loro proprietà, creando con queste le giuste sinergie per programmare al meglio risorse e interventi? Quante volte abbiamo assistito al rifacimento di strade, appena manutenute dall’Amministrazione, da parte di Società di servizi? Il tema degli investimenti però coinvolge anche inevitabilmente i tempi delle procedure di affidamento; è infatti indubbio che le risorse diventano benefici per l’economia generando quella ricaduta complessiva stimata in circa tre volte l’investimento iniziale, solamente quando i cantieri cominciano a produrre.
Rispetto a questo, e premettendo che l’entrata in vigore del nuovo Codice degli Appalti ha creato purtroppo concrete difficoltà di applicazione che hanno ulteriormente rallentato i processi, non ci possiamo più permettere (in questo accomuno tutti i soggetti interessati, Amministrazioni e Imprese) che gli esigui investimenti disponibili abbiano un tempo di gestazione che dura anni. Dobbiamo assolutamente fare fronte all’emergenza congiunturale sforzandoci di far diventare cantieri in poco tempo le risorse stanziate. Abbiamo stimato che ad oggi ci sono opere pubbliche ferme, successivamente alla pubblicazione del bando, per più di 150 milioni di euro oltre a tutte le opere a cura dei privati previste nelle convenzioni, un tesoretto che non possiamo assolutamente tenere fermo. In questo senso ben venga l’idea di una “Centrale di Committenza” per velocizzare le procedure, basta che sia adeguatamente strutturata e trasparente.
Roma deve ritornare a essere la Capitale e ad avere “l’abito” che le compete, l’impegno civico deve essere di tutti i soggetti coinvolti, compresi i cittadini. Il nostro deve essere quello di progredire e crescere assicurando qualità e affidabilità.

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